Comune di Cerami

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La Storia di Cerami

Cerami, ha origine remote risalenti ai Sicani del XIII secolo a.c. ed ai Siculi tra il XII e il IX a.c.. Nel VII secolo a.c. si riscontra la presenza dei Greci, subendo nel IV e III secolo a.c. la civiltà ellenistico-romana.

I Bizantini nel VI secolo d.c. sembra abbiano fondato Bizantinia, la mitica città di Mersi. Tra il IX e X secolo d.c. gli Arabi, allontanando i Bizantini, si stanziarono, fra l’altro a Garàmi, costruendovi al Monte Parco un castello che dominava l’intera vallata.

Diversi furono i villaggi realizzati all’epoca, fra i quali Rahal e un monastero in c/da Gargia.

Nell’XI secolo giungono i Normanni. Ruggero, figlio di Tancredi, nella battaglia contro gli Arabi, costituì un presidio a Cerami nominando capo il nipote Serlone, protagonista della famosa battaglia di Cerami contro i musulmani.

Dalla stirpe di Ruggero la Contea di Cerami passò alla famiglia lombarda degli Aleramici, poi ai Ventimiglia e ai Rosso.

Con gli Svevi il feudo passò agli Antiochia e successivamente agli Angioini e quindi agli Aragonesi. Particolarmente interessante si rilevò la dominazione Spagnola, sotto la quale iniziarono la costruzione delle chiese di Sant’Antonio e dell’Annunziata, oggi Carmine.

Con i Savoia il paese fu amministrato dal principe Domenico Camoli-Polizzi-Rosso e successivamente fino al 1780 dal principe Giovanni Rosso Paternò Castello.

Con i Borboni, continuò la Cerami feudale, governata da Borboni e Principi, sino all’Unità d’Italia, quando si instaurano i primi consessi pubblici locali che si susseguono nei decenni successivi, subendo le vicende delle due guerre, della miseria, della disoccupazone, dell’emigrazione, sino ai nostri giorni.

Cerami, è anche sito di importanti testimonianze archeologiche, rinvenute negli scavi effettuati nei decenni passati, soprattutto in contrada Rahal, dove sono stati rinvenuti, materiale ceramico, ansetti insellati, corni fittili, vasi di argilla acroma, una statuetta di Demetra o Cerere, dea che ha insegnato la coltivazione del grano.

Tant’è che si tramanda il rituale di mangiare la “cuccia” ossia grano bollito durante la festa di Santa Lucia.

Inoltre, sono state portate alla luce statuetta, maschere teatrali di età ellenistica, documenti di culto del dio Dionisio, il dio del vino, da qui il culto di bere vino nelle “bippite” durante le processioni dei Santi, o usato cotto come ingrediente nei biscotti “cavatelli” o negli “gnuccitti”, conditi con mandorle tostate e tritate, zucchero e cannella.

Tutti questi reperti, si trovano oggi nel museo dei Paternò Castello principe di Biscari a Catania, ad Enna nel museo Alessi e a Siracusa al museo Paolo Orsi.